ERBA PEPE-(CALAMINTHA SYLVATICA)

ERBA PEPE-(CALAMINTHA SYLVATICA)
  • Commerciante: Antonetti Stefano
  • Catalogo rivenditori nr.: VASO 14
Prodotto nr.: 22
Prezzo IVA esclusa: € 4,55
Prezzo (iva inclusa): € 5,00
Disponibilità: In deposito
Nr. oggetti in deposito: 48

CARATTERISTICHE  BOTANICHE 

Il nome origginaledell'erba pepe e': Santoreggia domestica (Satureja hortensis) è una erbacea annuale,maessa si autosemina infatti viene chiamata pianta perenne autoseminante.E' alta 15-30 cm, con profumo aromatico gradevole molto simile al pepe. Fusto eretto, ramoso-corimboso, verde tendente al rossastro o violaceo, pubescente, legnoso alla base. Foglie lineari-lanceolate (2-4 X 10-25 mm), di colore verde chiaro, opposte a due a due con breve picciolo.  Fiori piccoli (4-7 mm), ascellari alle foglie, calice campanulato e di colore rosato o bianco. Fiorisce in piena estate da (giugno- meta' settembre). I frutti sono piccoli semi (acheni) duri, bruni o neri. Originaria dell’Asia occidentale è sub-spontanea nell’area mediterranea presso incolti aridi, terreni calcarei, muri da 0 a 1300 m nell’Italia Centro-Settentrionale e in Sicilia.

 

USO IN CUCINA

In molti paesi europei viene pestata o tagliata finemente, dando profumo e sapore a molti insaccati. Da qui derivò un altro nome popolare, “erba salsiccia”. Il termine “erba dei fagioli” deriva invece dall’abitudine nei paesi anglosassoni di cucinare i fagioli con l'erba pepe  per renderli più digeribili. I commercianti aggiungevano una manciata di quest'erba all’acquisto dei fagioli, senza che le massaie l’avessero chiesto, un pò come da noi il fruttivendolo aggiunge gli “odori”, cioè una carota, un pezzetto di sedano, cipolla, una manciata di basilico, prezzemolo, salvia o rosmarino. Un altro nome popolare è conosciuta è “erba acciuga”, per le foglie strette e lunghe che la caratterizzano.Noi oggi l'erba pepe la usiamo in molti piatti tipo :pesce,carne, minestroni,pomodori,inzalate,sughi, minestre ecc. 

 

CURIOSITA'

Sia i Greci che i Romani amavano molto gli effetti benefici della pianta e la consacrarono al dio Bacco (Dioniso per i Greci). I Romani furono i primi a coltivarla perché rendeva i piatti  più digeribili. L’apprezzavano a tal punto da diffonderla nelle terre conquistateNel Medioevo, la pianta era inclusa nel Capitulare de villis di Carlo Magno. Nel IX secolo fu coltivata nei giardini monastici come erba curativa e medicinale e venne particolarmente apprezzata per problemi di stomaco, intestino, contro gotta, emorragie del naso e per stimolare l’appetito. Successivamente a causa delle presunte proprietà afrodisiache, in molti monasteri la coltivazione venne proibita. Anche nel periodo di Luigi XIV la pianta era molto stimata. Il re Sole apprezzava l’aroma nelle pietanze e gli effetti afrodisiaci. L’uso come pianta aromatica e medicinale si mantenne praticamente immutato per tutta l’Età moderna e fino ai nostri giorni.